Golden state Jazz Colours (Italy) review

from the June 2014 issue of Jazz Colours (IT):

Nuovo, luminoso capitolo della saga musicale di Harris Eisenstadt: batterista, compositore e bandleader di sicuro talento, mente musicale tra le più fervide ed originali dell’ultimo decennio. La presente incisione, quindicesima a suo nome, e la scelta dei musicisti fanno seguito ad una residenza, nel 2012, presso la CalArts (Istituto Californiano per le Arti). Qui Eisenstadt e la moglie Sara Schoenbeck, hanno avuto modo di suonare con Dresser e Mitchell. La scelta dei musicisti è stata in qualche modo consequenziale e oculatissima nonché del tutto congruente con le idee musicali del leader. Spicca qui, sopra tutti e tutto, il magistero tecnico e musicale di Mark Dresser: il timbro scuro e il drive poderoso del suo contrabbasso, insieme alla scrittura, obliqua, attenta e raffinatissima di Eisenstadt, dànno l’impulso e indicano la direzione musicale con una autorevolezza e forza rare. La musica di “Golden State” è così costruita sulla contrapposizione tra il duo contrabbasso-batteria, energetico e dinamico, e la lieve, stravinskijana scrittura per il flauto e il fagotto variamente armonizzati. Nella scelta timbrica forse un personale omaggio alla tradizione della West Coast, ma le analogie — superficiali — finiscono qui perché la scrittura di Eisenstadt è “modernamente” scissa nella contrapposizione tra due tradizioni musicali solo in apparenza distanti. Eisenstadt stupisce, più che altrove, per facilità e felicità compositiva. Nell’iniziale What Is a Straw Horse, Anyways? Dresser e Eisenstadt, in grande evidenza, forniscono una pulsazione ritmica di grande energia, con ritmi sempre spezzati più vicini ad atmosfere rock, a cui si contrappongono frammenti melodici esposti dai fiati, variamente armonizzati o all’unisono, che conducono ad un tema di stravinskijana memoria. Ma il ritmo può poi dissolversi e può rimanere lo svolazzare di flauto e fagotto raggiunti dall’archetto di Dresser. Dogmatic in Any Case è un esempio dell’abilità e ricchezza compositiva di Eisenstadt: dopo la brevissima esposizione di un primo tema in cadenza libera, il contrabbasso, poderoso e mobilissimo, rimane solo e diventa l’elemento attorno cui si muovono, circospetti, i due fiati; è ancora il contrabbasso a muovere la musica facendo fiorire un nuovo, originalissimo, tema; poi gli assoli dei fiati e l’interludio batteristico, ogni volta con una falsa chiusa da cui germogliano nuovi temi, prima della ricapitolazione. I musicisti qui impegnati, eccetto il leader, hanno frequentato Braxton, ma il riferimento al maestro chicagoano è di metodo, e sta nel rigore e nella ricerca di un personale pensiero musicale. Braxton non dà ai suoi allievi indicazioni stilistiche e tecniche puntuali, forse proprio per ciò da quegli insegnamenti continuano a nascere nuove, originali musiche._An.Ga.